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Antibiotici: sbagliato il 30% dei consumi di bambini e anziani
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Sei libero di rimanere sofferente, sei libero di essere malato, sei libero di farti curare come preferisci, sei libero di rovinarti con i farmaci, sei libero di credere a chi vuoi, sei anche libero di farti infinocchiare, sei libero di collezionare tutte le malattie che vuoi, sei libero di rovinarti come preferisci, sei anche libero di rimanere ignorante sul come funzionano le cose. Ma per favore...
...dopo esserti preso tutte le libertĂ che volevi, non venire in questo forum a scrivere le solite sciocchezze, basate su preconcetti e pregiudizi, solo per il fatto che non seguiamo la corrente e la pensiamo in modo differente.
Sei un essere libero⌠sei libero di scegliere se far spiccare il volo
ai tuoi ragionamenti o tenere le tue idee intrappolate in una scatola.
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- Ivan
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Antibiotici: sbagliato il 30% dei consumi di bambini e anziani
Antibiotici. Aifa: sbagliato il 30% dei consumi di bambini e anziani. Aumenta il rischio di resistenza
Troppi antibiotici che rischiano di creare non pochi problemi alla salute e alle casse del Sistema sanitario nazionale. A spiegare consumi ed eccessi â il 30% è dei consumi sono sbagliati e inappropriati â è il rapporto di 188 pagine pubblicato dallâAgenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Indagine riferita al 2019 in particolare per il consumo degli antibiotici che sono la categoria di farmaci a piĂš elevato utilizzo nella popolazione italiana. I dati dicono che circa 4 cittadini su 10 hanno ricevuto nel corso del 2019 almeno una prescrizione di antibiotici a carico del Ssn e sempre nel 2019 gli antibiotici hanno rappresentato il 3,6% della spesa e lâ1,5% dei consumi totali a carico del SSN attraverso il canale delle farmacie convenzionate.
Complessivamente i consumi si mantengono superiori a quelli di molti Paesi europei. La spesa pro capite nazionale (13,9 euro), tuttavia, è in diminuzione rispetto allâanno precedente. Gli acquisti privati di antibiotici rimborsabili dal Ssn (classe A nel 2019) sono stati pari a 3,9 dosi ogni 1000 abitanti, che corrisponde al 20% del consumo territoriale totale di antibiotici, e a una spesa pro capite di 2,03 euro. Questi di seguito alcuni dei dati piĂš significati â sui quali riflettere â resi noti dallâAifa.
Consumo complessivo
Complessivamente nel 2019 il consumo totale di antibiotici â comprensivo dellâacquisto privato -, è stato di 21,4 dosi ogni mille abitanti.
Circa il 90% delle prescrizioni a carico del Ssn proviene dai Medici di Medicina Generale e dai Pediatri di Libera Scelta. La Medicina Generale rappresenta il fulcro del monitoraggio del consumo di questa classe di farmaci, nonchĂŠ lâambito su cui è importante agire per migliorarne lâappropriatezza prescrittiva.
I consumi ospedalieri, pur rappresentando una parte minoritaria, meritano di essere attentamente monitorati, in considerazione del loro impatto sulle resistenze batteriche.
Consumo e spesa per antibiotici
La spesa per antibiotici è pari al 3,6% della spesa SSN â antibiotici erogati dalle farmacie pubbliche e private e acquisti strutture pubbliche -.
Il trend di consumo e spesa 2013-2019 rivela una riduzione dei consumi in assistenza convenzionata del 15,2% e della spesa convenzionata del 17,7%.
Nel periodo 2016-2019 è stata registrata una riduzione dei consumi in assistenza convenzionata del 5,8%, valore che si discosta ancora dallâobiettivo auspicato dal Piano Nazionale di Contrasto dellâAntimicrobico-resistenza (una riduzione maggiore del 10% del consumo di antibiotici nel 2020 rispetto al 2016).
Profili di inappropriatezza nellâuso degli antibiotici.
Lâimpiego inappropriato di antibiotici supera il 25% in tutte le condizioni cliniche studiate: influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringite e tonsillite, cistite non complicata e bronchite acuta; a eccezione della bronchite acuta.
Tutti i tassi dâinappropriatezza dâuso degli antibiotici sono comunque in calo, il piĂš evidente è quello per la cistite non complicata. Tutti gli usi inappropriati degli antibiotici per le infezioni delle vie respiratorie sono stati registrati in maggioranza al Sud, nella popolazione femminile, a eccezione della bronchite acuta; e negli individui di etĂ avanzata.
Ă generalmente inappropriato lâuso di: amoxicillina e acido clavulanico nei bambini (al posto della sola amoxicillina); qualunque antibiotico a seguito di una diagnosi di influenza, raffreddore comune o laringotracheite acuta; lâimpiego di fluorochinoloni e cefalosporine in presenza di una diagnosi di faringite e tonsillite acuta; lâimpiego di macrolidi come prima linea di trattamento della faringite e tonsillite acuta, a causa dellâelevato rischio di sviluppare resistenza; nella cistite non complicata lâuso in prima linea di qualsiasi antibiotico appartenente alla classe di fluorochinoloni.
Le attitudini prescrittive dei medici e le differenze socio-demografiche e culturali dei diversi contesti geografici incidono in maniera significativa sui consumi, rivelando margini di miglioramento nellâuso appropriato di questi farmaci.
Lâuso inappropriato degli antibiotici concorre ad aggravare il problema della resistenza batterica agli antibiotici, rendendo sempre meno efficaci farmaci che in molte situazioni rappresentano dei veri e propri salvavita.
Variazioni stagionali di inappropriatezza dâuso.
Il consumo di antibiotici varia in modo significativo dalla stagione invernale a quella estiva. Si passa da un consumo di 10,1 nel mese di agosto a un massimo di 22,4 nel mese di gennaio. Lâutilizzo piĂš frequente di antibiotici nei mesi invernali è correlato con i picchi di sindromi influenzali osservati nei diversi anni.
PoichĂŠ le sindromi influenzali non richiedono nella maggior parte dei casi lâimpiego di antibiotici per la loro origine di natura virale (salvo casi clinici particolari e eventuali complicanze batteriche), lâaumento cosĂŹ significativo delle prescrizioni di antibiotici in coincidenza con i picchi influenzali è spia di inappropriatezza nei consumi.
VariabilitĂ regionale non del tutto giustificata dallâepidemiologia: indice di possibile inappropriatezza dâuso.
Maggior consumo al Sud e nelle Isole (19,6) e al Centro (16,8) rispetto al Nord (12,4). Progressiva tendenza a un uso piĂš attento di tali medicinali con particolari riduzioni dei consumi proprio nelle aree di maggior utilizzo.
I dati confermano che, al di lĂ della possibile incidenza dellâepidemiologia delle malattie infettive, esistono altri fattori che causano un uso non sempre appropriato di questi farmaci.
Gli antibiotici sono i farmaci piĂš prescritti nella popolazione pediatrica: 4 volte su 10 non vengono scelti antibiotici di prima linea. Il 40,9% della popolazione pediatrica (0-13 anni) ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici nel corso dellâanno. Il maggior livello di esposizione si evidenzia nella fascia compresa tra 2 e 6 anni.
Oltre il 40% delle prescrizioni nella popolazione pediatrica non ha riguardato un antibiotico di prima scelta in base alla classificazione OMS.
Un utilizzo cosĂŹ frequente è in parte dovuto allâelevata incidenza delle malattie infettive in questa fascia dâetĂ . Diversi possono essere i fattori che contribuiscono a un uso eccessivo e spesso inappropriato degli antibiotici nella popolazione pediatrica, tra questi la difficoltĂ a effettuare una diagnosi microbiologica dellâinfezione, la preoccupazione da parte dei pediatri di una scarsa compliance per antibiotici che richiedono 2 o 3 somministrazioni giornaliere e infine le pressioni da parte dei genitori, che inducono spesso il pediatra a una scarsa aderenza alle raccomandazioni delle linee guida esistenti.
Gli antibiotici di prima linea sono quelli da utilizzare in prima istanza per una specifica condizione clinica, anche perchĂŠ consentono di ridurre il rischio di reazioni avverse e lo sviluppo di resistenze batteriche.
Differenze nei consumi per fasi della vita e genere
Maggior consumo di antibiotici nelle fasce di etĂ estreme, con un livello piĂš elevato nei primi sei anni di vita e dopo i 75 anni.
Utilizzo piĂš frequente di antibiotici per le donne nelle fasce dâetĂ intermedie e per gli uomini in quelle estreme.
La piĂš alta prevalenza dâuso degli antibiotici nei bambini e negli anziani è dovuta alla maggiore incidenza di malattie infettive in queste fasce di etĂ .
Il piĂš frequente utilizzo di antibiotici per le donne nelle fasce dâetĂ intermedie è verosimilmente correlato al trattamento delle infezioni delle vie urinarie; per gli uomini in quelle estreme può essere ricondotto al trattamento di sovrainfezioni batteriche nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva.
Confronto nei consumi con gli altri Paesi Europei
Il consumo territoriale, comprendente sia lâerogazione a carico del SSN che gli acquisti a carico del cittadino, nel 2019 si è mantenuto superiore rispetto alla media europea.
Il consumo ospedaliero è sostanzialmente allineato a quello della media europea, sebbene con alcune differenze nella tipologia di antibiotici somministrati.
Uso degli antibiotici durante lâepidemia COVID-19
Il consumo di antibiotici registrato nel primo semestre 2020 nellâambito dellâassistenza convenzionata è stato pari a 13,2 in riduzione del 26,3% rispetto allo stesso periodo dellâanno precedente.
Per quanto riguarda gli acquisti diretti si rileva una lieve riduzione pari allâ1,3%, con ampie differenze a livello regionale. Lâincremento degli acquisti registra un picco nel mese di marzo 2020, con un valore raddoppiato rispetto al 2019.
I macrolidi mostrano un incremento del 77% rispetto al 2019, con lâazitromicina che fa registrare un aumento del 160%.
Cit: https://ladiscussione.com/62443/sanita/ ... esistenza/
Troppi antibiotici che rischiano di creare non pochi problemi alla salute e alle casse del Sistema sanitario nazionale. A spiegare consumi ed eccessi â il 30% è dei consumi sono sbagliati e inappropriati â è il rapporto di 188 pagine pubblicato dallâAgenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Indagine riferita al 2019 in particolare per il consumo degli antibiotici che sono la categoria di farmaci a piĂš elevato utilizzo nella popolazione italiana. I dati dicono che circa 4 cittadini su 10 hanno ricevuto nel corso del 2019 almeno una prescrizione di antibiotici a carico del Ssn e sempre nel 2019 gli antibiotici hanno rappresentato il 3,6% della spesa e lâ1,5% dei consumi totali a carico del SSN attraverso il canale delle farmacie convenzionate.
Complessivamente i consumi si mantengono superiori a quelli di molti Paesi europei. La spesa pro capite nazionale (13,9 euro), tuttavia, è in diminuzione rispetto allâanno precedente. Gli acquisti privati di antibiotici rimborsabili dal Ssn (classe A nel 2019) sono stati pari a 3,9 dosi ogni 1000 abitanti, che corrisponde al 20% del consumo territoriale totale di antibiotici, e a una spesa pro capite di 2,03 euro. Questi di seguito alcuni dei dati piĂš significati â sui quali riflettere â resi noti dallâAifa.
Consumo complessivo
Complessivamente nel 2019 il consumo totale di antibiotici â comprensivo dellâacquisto privato -, è stato di 21,4 dosi ogni mille abitanti.
Circa il 90% delle prescrizioni a carico del Ssn proviene dai Medici di Medicina Generale e dai Pediatri di Libera Scelta. La Medicina Generale rappresenta il fulcro del monitoraggio del consumo di questa classe di farmaci, nonchĂŠ lâambito su cui è importante agire per migliorarne lâappropriatezza prescrittiva.
I consumi ospedalieri, pur rappresentando una parte minoritaria, meritano di essere attentamente monitorati, in considerazione del loro impatto sulle resistenze batteriche.
Consumo e spesa per antibiotici
La spesa per antibiotici è pari al 3,6% della spesa SSN â antibiotici erogati dalle farmacie pubbliche e private e acquisti strutture pubbliche -.
Il trend di consumo e spesa 2013-2019 rivela una riduzione dei consumi in assistenza convenzionata del 15,2% e della spesa convenzionata del 17,7%.
Nel periodo 2016-2019 è stata registrata una riduzione dei consumi in assistenza convenzionata del 5,8%, valore che si discosta ancora dallâobiettivo auspicato dal Piano Nazionale di Contrasto dellâAntimicrobico-resistenza (una riduzione maggiore del 10% del consumo di antibiotici nel 2020 rispetto al 2016).
Profili di inappropriatezza nellâuso degli antibiotici.
Lâimpiego inappropriato di antibiotici supera il 25% in tutte le condizioni cliniche studiate: influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringite e tonsillite, cistite non complicata e bronchite acuta; a eccezione della bronchite acuta.
Tutti i tassi dâinappropriatezza dâuso degli antibiotici sono comunque in calo, il piĂš evidente è quello per la cistite non complicata. Tutti gli usi inappropriati degli antibiotici per le infezioni delle vie respiratorie sono stati registrati in maggioranza al Sud, nella popolazione femminile, a eccezione della bronchite acuta; e negli individui di etĂ avanzata.
Ă generalmente inappropriato lâuso di: amoxicillina e acido clavulanico nei bambini (al posto della sola amoxicillina); qualunque antibiotico a seguito di una diagnosi di influenza, raffreddore comune o laringotracheite acuta; lâimpiego di fluorochinoloni e cefalosporine in presenza di una diagnosi di faringite e tonsillite acuta; lâimpiego di macrolidi come prima linea di trattamento della faringite e tonsillite acuta, a causa dellâelevato rischio di sviluppare resistenza; nella cistite non complicata lâuso in prima linea di qualsiasi antibiotico appartenente alla classe di fluorochinoloni.
Le attitudini prescrittive dei medici e le differenze socio-demografiche e culturali dei diversi contesti geografici incidono in maniera significativa sui consumi, rivelando margini di miglioramento nellâuso appropriato di questi farmaci.
Lâuso inappropriato degli antibiotici concorre ad aggravare il problema della resistenza batterica agli antibiotici, rendendo sempre meno efficaci farmaci che in molte situazioni rappresentano dei veri e propri salvavita.
Variazioni stagionali di inappropriatezza dâuso.
Il consumo di antibiotici varia in modo significativo dalla stagione invernale a quella estiva. Si passa da un consumo di 10,1 nel mese di agosto a un massimo di 22,4 nel mese di gennaio. Lâutilizzo piĂš frequente di antibiotici nei mesi invernali è correlato con i picchi di sindromi influenzali osservati nei diversi anni.
PoichĂŠ le sindromi influenzali non richiedono nella maggior parte dei casi lâimpiego di antibiotici per la loro origine di natura virale (salvo casi clinici particolari e eventuali complicanze batteriche), lâaumento cosĂŹ significativo delle prescrizioni di antibiotici in coincidenza con i picchi influenzali è spia di inappropriatezza nei consumi.
VariabilitĂ regionale non del tutto giustificata dallâepidemiologia: indice di possibile inappropriatezza dâuso.
Maggior consumo al Sud e nelle Isole (19,6) e al Centro (16,8) rispetto al Nord (12,4). Progressiva tendenza a un uso piĂš attento di tali medicinali con particolari riduzioni dei consumi proprio nelle aree di maggior utilizzo.
I dati confermano che, al di lĂ della possibile incidenza dellâepidemiologia delle malattie infettive, esistono altri fattori che causano un uso non sempre appropriato di questi farmaci.
Gli antibiotici sono i farmaci piĂš prescritti nella popolazione pediatrica: 4 volte su 10 non vengono scelti antibiotici di prima linea. Il 40,9% della popolazione pediatrica (0-13 anni) ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici nel corso dellâanno. Il maggior livello di esposizione si evidenzia nella fascia compresa tra 2 e 6 anni.
Oltre il 40% delle prescrizioni nella popolazione pediatrica non ha riguardato un antibiotico di prima scelta in base alla classificazione OMS.
Un utilizzo cosĂŹ frequente è in parte dovuto allâelevata incidenza delle malattie infettive in questa fascia dâetĂ . Diversi possono essere i fattori che contribuiscono a un uso eccessivo e spesso inappropriato degli antibiotici nella popolazione pediatrica, tra questi la difficoltĂ a effettuare una diagnosi microbiologica dellâinfezione, la preoccupazione da parte dei pediatri di una scarsa compliance per antibiotici che richiedono 2 o 3 somministrazioni giornaliere e infine le pressioni da parte dei genitori, che inducono spesso il pediatra a una scarsa aderenza alle raccomandazioni delle linee guida esistenti.
Gli antibiotici di prima linea sono quelli da utilizzare in prima istanza per una specifica condizione clinica, anche perchĂŠ consentono di ridurre il rischio di reazioni avverse e lo sviluppo di resistenze batteriche.
Differenze nei consumi per fasi della vita e genere
Maggior consumo di antibiotici nelle fasce di etĂ estreme, con un livello piĂš elevato nei primi sei anni di vita e dopo i 75 anni.
Utilizzo piĂš frequente di antibiotici per le donne nelle fasce dâetĂ intermedie e per gli uomini in quelle estreme.
La piĂš alta prevalenza dâuso degli antibiotici nei bambini e negli anziani è dovuta alla maggiore incidenza di malattie infettive in queste fasce di etĂ .
Il piĂš frequente utilizzo di antibiotici per le donne nelle fasce dâetĂ intermedie è verosimilmente correlato al trattamento delle infezioni delle vie urinarie; per gli uomini in quelle estreme può essere ricondotto al trattamento di sovrainfezioni batteriche nei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva.
Confronto nei consumi con gli altri Paesi Europei
Il consumo territoriale, comprendente sia lâerogazione a carico del SSN che gli acquisti a carico del cittadino, nel 2019 si è mantenuto superiore rispetto alla media europea.
Il consumo ospedaliero è sostanzialmente allineato a quello della media europea, sebbene con alcune differenze nella tipologia di antibiotici somministrati.
Uso degli antibiotici durante lâepidemia COVID-19
Il consumo di antibiotici registrato nel primo semestre 2020 nellâambito dellâassistenza convenzionata è stato pari a 13,2 in riduzione del 26,3% rispetto allo stesso periodo dellâanno precedente.
Per quanto riguarda gli acquisti diretti si rileva una lieve riduzione pari allâ1,3%, con ampie differenze a livello regionale. Lâincremento degli acquisti registra un picco nel mese di marzo 2020, con un valore raddoppiato rispetto al 2019.
I macrolidi mostrano un incremento del 77% rispetto al 2019, con lâazitromicina che fa registrare un aumento del 160%.
Cit: https://ladiscussione.com/62443/sanita/ ... esistenza/